Estate all’inizio degli anni ’70, le mode erano più semplici, erano meno e quindi avevano effetti “devastanti” in quanto a diffusione. Le palline click clack, due sfere di plastica dura con due cordicelle collegate ad un anello da far sbattere velocemente ed in maniera snervante una contro l’altra, i più bravi le facevano rimbalzare sopra e sotto la mano, rapidissimi, in un frenetico click clack che riempiva spiagge, passeggiate. Aprivi la finestra dell’appartamento preso in affitto al mare e sentivi qualcuno che camminava per strada facendo click-clack.
Una vera mania. Ovviamente mania a cui partecipai, però senza entusiasmarmi e senza fratturarmi nessun dito o setto nasale e senza “spararle” per errore addosso a qualche povero villeggiante o a frantumare qualche vetro o vetrina.
Poi arrivò il boing, il fuso di plastica colorata forato al centro con due lunghe corde dotate di maniglie che ci si scagliava l’un con l’altro aprendo violentemente le braccia… ma non ebbe la stessa maniacale diffusione, solo alcuni anni dopo un famoso “cubo” ebbe gloria uguale se non superiore alle palline click clack (oltre ad esser più intelligente)